
Filosofo e teologo di chiara fama tra i contemporanei fu uno dei protagonisti dell'aristotelismo rinascimentale dell'Università di Padova. Secondo alcuni studiosi, come J.H. Randall, jr. e P.O. Kristeller, è proprio all'interno del sistema aristotelico che matura il nuovo metodo scientifico. Questo segna una continuità di sviluppo del pensiero che dal medioevo, attraverso il rinascimento, perviene all'epoca moderna. Giorgio Raguseo tenne la cattedra di filosofia per due decenni dal 1601 al 1622. Questo periodo fu importante sul piano storico poiché segna una transizione critica nella conoscenza e nelle convinzioni filosofiche e spirituali.
Sono gli anni in cui Galilei, chiamato a Padova da Pisa nel 1592, matura le sue idee e realizza le sue scoperte fondamentali basate su grandi intuizioni e su un metodo sicuro sorretto dall'osservazione sperimentale. Il Sidereus Nuncius è pubblicato nel 1610 nello stesso anno in cui fatalmente ed imprudentemente Galilei lascia il libero Studio Patavino per servire, in qualità di primario matematico e filosofo, il Granduca di Toscana. Nel 1611 iniziarono le sue ben note controversie con i peripatetici pisani.
Il luogo e la data certa della sua nascita non è dato di sapere. Da alcune annotazioni a margine dei suoi scritti egli ricorda il padre Luca esperto di aritmetica, musica e altre discipline matematiche. Luca aiuta il figlio nei primi studi a Venezia presso Lorenzo Natali di Cividale del Friuli. Giorgio aveva due fratelli più giovani; Giovanni Domenico Raguseo che studiava astronomia da Galilei ed Andrea più orientato, come il padre, verso le scienze aritmetiche. Da un antico elenco delle famiglie veneziane (Biblioteca Nazionale Marciana, Mss. It. Cl. VII, 351(=8385), f. 13v.) si legge che la famiglia "Raguseo da Ragusi" (Dalmazia), in cui vi era un "Giorgio famoso dottore e lettore in Padova", viveva ai "Carmini" (vicino a Campo Santa Margherita, Venezia). Da questo si evince, in parte, che la famiglia vivesse da lungo tempo a Venezia.
Il nome e l'origine della madre invece rimangono sconosciuti.
Giorgio studiò a Venezia l'astrologia dei Caldei e degli arabi sotto la guida di Ottavio da Ganda e Barocio, patrizio veneto. A Padova frequentò filosofia e teologia ed ottenne i dottorati in entrambe le discipline. Allargò la sua conoscenza studiando matematica, astronomia e medicina. Uno dei suoi maestri fu Girolamo Fabrici di Acquapendente (1533-1619). Coltivò con impegno l'arte dell'eloquenza seguendo le indicazioni ed il metodo di Raimondo Lullo.Giorgio figura negli Atti dell'Università di Padova, quale filosofo e teologo, già a partire dagli anni 1597-99 in occasione delle promozioni a dottore di filosofia di giovani studiosi.
Tra il 1599 ed il 1601 completò i suoi studi a Siena e a Pisa. Occasionalmente soggiornò a Firenze, Roma e Napoli. Studiò Galeno e Ippocrate ed ebbe contatti a Pisa con Francesco Buonamici, filosofo aristotelico, con Girolamo Mercuriale, medico, e a Napoli con Giambattista Della Porta, filosofo, medico e naturalista.
Il doge Marino Grimano lo nominò professore della seconda cattedra di filosofia ordinaria dello Studio di Padova, come successore di Cesare Cremonini, trasferito alla prima. La nomina fu confermata nel 1607 e nel 1615. A partire dal 1616 divenne membro del Collegio degli Artisti a decorrere dalla data del dottorato in filosofia.
Dal 1601 insegnò filosofia della natura di Aristotele con grande vigore, senso critico e riconosciuta efficace eloquenza. Come filosofo e scienziato fu attivo anche all'esterno dell'Università .
Per l'intensa attività accademica e la salute non fermissima Giorgio si ritirò spesso fuori Padova per ritemprarsi. Il suo stato peggiorò sul finire del 1621: egli morì il 13/1/1622. Fu sepolto nella chiesa di San Francesco a Padova e, in assenza di un testamento, i suoi beni divennero pubblici. Due sono le figure che lo sostennero direttamente durante gli studi: Giambattista Milani (1527-1617), vescovo di Bergamo, che in un qualche modo pare essere zio da parte di madre e la nota umanista Cassandra Fedeli (morta a Venezia nel 1567). Dai nipoti di lei avrebbe ricevuto tutto ciò che era rimasto dopo la sua morte.
Gran parte dei manoscritti più importanti è andata perduta. Quello che segue è un elenco parziale.
Trattasi di un piccolo lavoro di 36 pagine in cui si mescolano aspetti astrologici e scientifici sull'andamento delle stagioni del 1590 e si precisano le date dell'anno in cui avverranno le eclissi
Pare non esistano più copie di questa edizione. Il trattato è un'opera polemica contro l'insegnamento di C. Cremonini.
Volume di 540 pagine contenente 24 dispute.
L'opera è stata preparata negli anni 1620-21, è costituita da 599 pagine e contiene 24 epistole dedicate a personaggi noti del tempo.
Disputa di 40 pagine
Codice di 445 fogli suddiviso in tre libri di epistole morali, sette libri di epistole dialettiche e cinque libri di epistole matematiche.
Biblioteca Ambrosiana, Milano. Scritto di cinque fogli.
Biblioteca Ambrosiana, Milano. Scritto di otto fogli.
Biblioteca Ambrosiana, Milano. Contiene 18 lezioni in 24 fogli.